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Banche Italia: sono davvero sicure?

Le voci di un declassamento della Franca e quelle su Sociéte Generale, arrivata a perdere nella seduta di ieri oltre il 21%, hanno provocato un effetto tsunami sui titoli bancari europei, travolgendo anche quelli italiani. È stata una seduta folle, ha detto Renaud Murail, trader di Barclays. Il settore bancario non registrava un attacco tanto violento dai giorni del crollo di Lehman Brothers.

Le banche italiane nell'occhio del ciclone

Il sell-off ha coinvolto tutti, anche chi ha superato gli stress test e si è messo in regola con i criteri di Basilea III con le ricapitalizzazioni chiuse nel primo semestre. Le vendite più pesanti si sono abbattute principalmente (anche se non solo) sulle banche di sistema, come Intesa Sanpaolo, che ha perso il 13,72%, a UniCredit con una perdita del 9,37%. Giù anche il Banco Popolare del 9,36%, Montepaschi -9,78%, Bpm -8,91% e Ubi Banca -10,17%.

Da inizio anno bruciati 20 miliardi di euro

Da inizio anno le banche italiane hanno bruciato in Borsa 20 miliardi di euro e ora valgono circa 57 miliardi, pari alla capitalizzazione della disastrata Bank of America. Annullati gli effetti degli aumenti di capitale decisi per rafforzare i coefficienti patrimoniali. Se si esclude UniCredit, la capitalizzazione è tornata ai valori di 14 anni fa. Le perdite più pesanti sono state registrate da UniCredit, che in otto mesi ha perso quasi 10 miliardi di euro passando da 29,8 miliardi all'inizio dell'anno a 19,4 miliardi; segue a ruota Intesa Sanpaolo, che ora vale in Borsa 18,9 miliardi, ma a gennaio era a 24 miliardi. Dimezzato il valore della Banca Popolare di Milano a 574 milioni di euro da 1,087 miliardi all'inizio dell'anno e Ubi Banca, da 4,2 a 2,3 miliardi di euro. Monte dei Paschi, che solo poche settimane fa ha portato a termine un aumento di capitale da 2,1 miliardi, vale oggi meno di 5 miliardi.

Cresce la dipendenza dalla Bce

Inoltre sempre più le banche italiane, come quelle portoghesi, sono sempre più dipendenti dai prestiti concessi dalla Bce, che, a quanto affermato dall'agenzia MF Dow Jones, sono quasi raddoppiati a luglio rispetto al mese di giugno. L'ammontare dei prestiti concessi dalla Bce alle banche italiane si e' attestato lo scorso mese a 80,49 mld euro contro i 41,32 mld euro di giugno. L'intervento della Bce si è reso necessario in quanto gli istituti di credito italiano fanno fatica a finanziarsi sui mercati per il timore che la crisi del debito europea possa estendersi al Bel Paese e alla Spagna.

Ma le banche italiane sono sicure?

Di certo le banche italiane non sono meno sicure di quelle estere. Société Générale ha lanciato l'allarme utili e visto i profitti in calo del 31% nel secondo trimestre, mentre UniCredit ha visto pressoché raddoppiare gli utili. E Commerzbank, che ha svalutato titoli ellenici per 700 milioni, avendone in pancia per 3 miliardi, è forse meglio di Intesa Sanpaolo che ha un'esposizione risibile su Atene e per la quale gli analisti di Equita Sim prevedono utili netti rettificati a 3 miliardi a fine 2011 in crescita del 29% sul 2010? Il vero problema è globale e sembra puntare altrove. Finché non ci saranno politiche strutturali, da entrambi i lati dell'Oceano, che garantiscano crescita, disciplina fiscale e rigore regolamentare, le politiche monetarie espansive, che siano della Bce, con l'acquisto di bond europei o della Fed con il quantitave easing, non sono che temporanei palliativi. Non è forse proprio questo che stanno chiedendo le borse?

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