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Art. 18 e investimenti: cosa succederà?

Si è detto di tutto e il contrartio di tutto su questo famigerato articolo 18: si spendono fiumi di parole, litri di inchiostro, pagine intere dei quotidiani, a parlar di chi è favorevole e chi è contrario alla sua abolizione. Uno dei tanti temi che si affrontano quando si parla dell'articolo 18 riguarda gli investimenti imprenditoriali. Secondo alcuni, infatti tra l'art. 18 e gli investimenti ci sarebbe un muro invalicabile che costituisce un freno per lo sviluppo del Paese, per altri è uno strumento imprescindibile per la tutela dei lavoratori.

Secondo alcune correnti di pensiero, ovviamente appartenenti agli ambienti imprenditoriali, l'articolo 18 rappresenterebbe un ostacolo; collocando l'articolo 18 a livello storico temporale, si può dire che è nato in un clima molto particolare per il nostro Paese: era il 1970, un periodo di grande difficoltà, in cui una misura simile era adeguata al momento storico. Ma, ad oggi, l'articolo 18 è veramente uno strumento valido di tutela per i lavoratori o si potrebbe trovare qualcosa di più concreto, che possa venire incontro anche all'imprenditoria?

In base a quanto prescritto dall'articolo 18, molti imprenditori hanno sempre preferito non assumere più di 15 dipendenti, per non dover sottostare agli obblighi di legge previsti dal suddetto articolo: in questo modo, oltre a bloccare lo sviluppo delle aziende, crea un ostacolo anche al mondo del lavoro, non dando la possibilità di creare nuovi posti.

L'articolo 18 costituisce anche un freno per gli investimenti dalle aziende estere, perchè, se in Italia, bene o male, un imprenditore è stato culturalmente abituato a conviverci, lo straniero non sopporta di sentirsi costretto all'interno di certi vincoli e preferisce rinunciare all'investimento piuttosto che infilarsi in un vicolo stretto fatto di obblighi e norme restrittive.

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