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Aliquote, attendiamoci una spesa più salata

La riforma fiscale potrebbe non contenere il riferimento alle aliquote Iva per finanziare la riduzione di Irpef e Irap. Questo è quanto si legge da una fonte su Reuters.

Si sa, il governo ci sta provando in tutti i modi a drenare risorse da un paese, che a stento produce l'1% di Pil e che presenta disparità di reddito e di condizioni di vita. L'ultima ideona del nostro governo è una riorganizzazione delle aliquote. C'è da brindare? Per Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio di Milano, esprimendosi a favore di questa riorganizzazione, la riforma fiscale, incrociandosi con il federalismo fiscale, dovrebbe raggiungere due obiettivi : la semplificazione burocratica e la riduzione delle tasse.

Semplificazione di certo, ma riduzione delle tasse non proprio. Nei giorni precedenti si era parlato di una riduzione da cinque a tre aliquote Irpef, al 20, 30 e 40%, mentre le imposte dovevano essere ridotte a cinque (Irpef, Iva, Ires, Irap e Imu).L'aumento dell'Iva restava tra le ipotesi di copertura per finanziare il taglio dell'Irpef e per abolire l'Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive. La soluzione avrebbe comportato l'innalzamento all'11% dell'aliquota agevolata del 10% e al 21% di quella ordinaria del 20% oppure si ipotizzava di portare al 6% l'aliquota del 4%. Dal 2012 dovrebbe essere introdotta un'aliquota unica per le rendite finanziarie, probabilmente al 20% con l'esclusione dei titoli di Stato. Il regime attuale prevede il prelievo del 12,5% su obbligazioni, titoli di Stato e guadagni di borsa, mentre sui depositi postali si applica il 27%.

Ma se Confindustria la ritiene un'ipotesi interessante e brinda alla semplificazione, cosa potrebbe accadere al cittadino italiano e cosa ne pensano le altre associazioni? E' chiaro tutto si gioca sull'Iva. Confartigianato si è detta assolutamente contraria, ma a darci un'idea della posta in gioca ci ha pensato Federdistribuzione, l'associazione che raggruppa le principali aziende della grande distribuzione. Voglio ricordare - ha detto il presidente, Giovani Cobolli Gigli - che una manovra sull'Iva come quella prospettata indurrebbe una maggiore spesa per le famiglie italiane di circa 6 miliardi, coinvolgendo prodotti fondamentali ed essenziali nella spesa abituale, come carni, salumi, zucchero (aliquota al 10%) e abbigliamento bambini, prodotti per la casa e la cura della persona (aliquota al 20%).

In sostanza delle nuove stangate per il cittadino. E non è un caso che il governo teme che l'aumento dell'Iva possa generare effetti inflattivi soprattutto a danno delle fasce di reddito più deboli. Ciò che non si riesce davvero a capire in queste macchinazioni da funamboli è perché non si tassa davvero chi ha di più e non si agevola chi ha di meno?

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